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Periodicamente, Prem Rawat.com pubblica riflessioni personali di persone di tutto il mondo che stanno sperimentando i benefici del praticare le tecniche della Conoscenza del Sé insegnate da Prem Rawat, un modo semplice per rivolgere la propria attenzione dal mondo esterno a un luogo di pace personale. La riflessione di questo mese è di Brian Heston, che vive a Chicago, Stati Uniti.
Da bambino spesso avevo la sensazione che ci fosse qualcosa di strano nel mondo degli adulti. Gli adulti pareva non si divertissero quanto noi bambini, e io speravo che quello non sarebbe stato anche il mio destino.
Quando avevo circa 13 anni, mio padre mi portò in chiesa a una celebrazione padre-figlio. L’oratore ospite era il “ricevitore” dei Cleveland Browns (squadra di football americano) Paul Warfield. Non ricordo le sue parole, ma ricordo il loro impatto: mi svegliarono di colpo. Quella notte restai sveglio a scrivere, per cogliere un’ondata di realizzazione dopo l’altra. Per la prima volta sperimentai la vera chiarezza. E mi piacque molto. Ma l’esperienza svanì e non sapevo come fare per riottenerla.
Negli anni seguenti cercai di nuovo quella sensazione. Praticai hatha yoga, yoga kundalini, zazen e provai persino delle droghe psichedeliche. Ognuna di queste cose mi diede qualcosa di positivo, ma nessuna centrava del tutto la sensazione che stavo cercando: quell’esperienza di appagamento, amore e chiarezza che non sarebbe svanita.
A 17 anni, sentii parlare per la prima volta di Prem Rawat, che allora aveva solo 13 anni. Il suo messaggio mi colpì profondamente, e subito dopo aver compiuto 18 anni, il 12 gennaio 1972 ricevetti la Conoscenza del Sé, che cambiò la mia vita.
Praticandola, ritornavo a quella chiarezza familiare che si amplificava. Ciò che avevo trovato era una sensazione così appagante che il mio cuore traboccava d’amore, di pace, di contentezza e di chiarezza. Compresi che con ogni respiro avevo la scelta se restare o no in quel sentimento. Pareva di toccare qualcosa di infinito, un luogo calmo e sconfinato di amore e pace che la mia mente non poteva raggiungere, ma il mio cuore sì. La parte migliore? Potevo tornare a quell’esperienza quando volevo! Che si tratti di sfiorarla o di immergersi profondamente, è sempre presente, sempre disponibile proprio dietro al mio respiro.
Ciò che avevo trovato era una sensazione così appagante che il mio cuore traboccava d’amore, di pace, di contentezza e di chiarezza.
Quella Conoscenza resta il dono più prezioso che io conosca. Mi àncora al presente, lontano dall’incessante chiacchiericcio della mente, e apre la porta alla vita proprio mentre sta accadendo. Il respiro stesso diventa un insegnante. Noi il respiro non ce lo guadagniamo, ci viene dato gratuitamente, un regalo che impone la domanda: “Chi è che lo dona?” Se facciamo attenzione, ci conduce nel presente, il qui e ora. E davvero, cosa può esserci di più prezioso?
La vita naturalmente ha le sue svolte improvvise. A 57 anni mi fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Mia moglie Susan accolse la notizia col suo tipico spirito: “Non preoccuparti caro, ti amo lo stesso. E se diventerà molto grave, ti preparerò il Martini da sorseggiare in una tazza.” Risi, e 15 anni dopo le mie condizioni erano migliorate. Il neurologo mi disse persino che non poteva più fare una diagnosi di Parkinson. La diagnosi stessa era stata più spaventosa che il convivere con la malattia. Una sfida ancora più grande arrivò quattro anni dopo, quando Susan perse la sua breve battaglia contro il cancro. Aveva praticato la Conoscenza per più di 20 anni, e quando esalò l’ultimo respiro, un sorriso radioso si diffuse sul suo viso. In quel momento pensai: “So dove stai andando, è un posto che visito spesso. Ci vediamo là, amore mio.”
Il mio mondo fu sconvolto da quella perdita, eppure ero profondamente grato di essere radicato in qualcosa che non viene toccato dalla morte: l’energia stessa della vita. Prima di morire, Susan mi fece promettere di andare agli eventi di Prem a Toronto e a Los Angeles. Lo feci ed essi mi aiutarono ad affrontare del tutto il lutto, ma anche a tenere cari i 30 anni condivisi con una donna straordinaria, cosa di cui sarò per sempre grato. Così a poco a poco il mio dolore si trasformò in una gratitudine agrodolce.
Ero profondamente riconoscente di essere radicato in qualcosa che non viene toccato dalla morte: l’energia stessa della vita.
Ora a 70 anni, vivo una vita che sembra a dir poco magica. In pensione dal mio lavoro di fotografo e web designer, passo le giornate dipingendo, componendo e pubblicando musica con i Chicaguys e scrivendo del mio viaggio con la Conoscenza. Ho persino pubblicato un libro dal titolo: “Trova la tua pace: la magia di vivere qui e ora, cinque decenni a esplorare lo spazio interiore.” Vivo nel bellissimo quartiere di Beverly a Chicago, circondato da vicini fantastici. Dopo 15 anni di Parkinson, me ne accorgo a malapena. I sintomi che accuso nel peggiore dei casi sono semplici fastidi. Sono un uomo fortunato.
Certi giorni mi fermo e guardo intorno a questa vita, a questo momento, a questo respiro e non posso fare a meno di chiedermi: potrebbe mai essere meglio di così?

L’eredità vivente (3:28)
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